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giovedì 7 gennaio 2010

Un mese di arretrati! - N°3 - La nostra zona e le energie alternative


Un utente firmatosi ADDIOPALMETI circa 2 mesi fa chiedeva “Cosa ne pensate della centrale a biomasse alimentata con Olio di PALMA da 20 megawatt entrata in funzione a non piu di 15 KM da San Vincenzo? E' possibile avere informazioni dal Circondario sulle emissioni ,come comune di San Vincenzo? Perchè nessuno ne ha parlato? Dove è Legambiente? Dove sono gli ecologisti?”.

Come promesso abbiamo voluto affrontare l’argomento, che di per se è davvero molto difficile, e richiede conoscenze in materia energetica che probabilmente pochi hanno. Ci siamo dati un po’ da fare per reperire informazioni e apprendere nozioni che noi stessi in parte ignoravamo: perché come ebbe a dire l’utente sopra citato,l’argomento è importante e merita serie riflessioni. Tra l’altro, come risulta da indiscrezioni pubblicate sulla carta stampata e da alcuni siti (quale ad esempio quello di LEGA-AMBIENTE Toscana), pare sia o sia stata allo studio la progettazione di un impianto anche a San Vincenzo. Il post si compone di una prima parte, un po’ lunga in effetti, di sola informazione riguardo all’argomento, e di una seconda più propositiva e di commento. Ci scusiamo quindi per la lunghezza, secondo noi comunque necessaria, ma speriamo che apprezzerete lo sforzo.

Ma vediamo meglio cos’è una centrale a biomasse.
Non vogliamo dilungarci su cosa siano le biomasse, le cui tipologie possono ben essere comprese da tutti: in ogni caso lasciamo questo piccolo documento conoscitivo al riguardo QUI.
Una centrale elettrica a biomasse, è in sintesi un impianto per produrre energia elettrica alimentato con combustibili derivati da prodotti agricoli o forestali. Tali prodotti, spesso vengono trasportati sul luogo dove è sita la centrale, attraverso un processo a filiera lunga: è il caso appunto di quella di Montegemoli, che sfrutta olio di palma importato dal sudamerica con navi cisterna che partono da lontano per portarlo a Piombino.
Altre volte è possibile dislocare sul posto la produzione delle colture per la produzione di questi olii o biomasse in generale. Ma anche il totale approvvigionamento locale pone limiti di sostenibilità. In una zona come la Val di Cornia potrebbero andar bene colture estese di girasole; ma basterebbero a produrre l’olio necessario? Ne dubitiamo a meno che non si coltivi solamente quello, da Castagneto a Riotorto!

Quale impatto ambientale? Secondo il decreto MARZANO (23 AGOSTO 2004 N. 239) "..al fine di evitare l'imminente pericolo di interruzione di fornitura di energia elettrica su tutto il territorio nazionale e di garantire la necessaria copertura del fabbisogno nazionale..." venivano a cadere molte delle pregiudiziali alla costruzione di centrali turbogas nel nostro paese. Infatti l'obiettivo dichiarato era di semplificare il procedimento autorizzatorio per la “.....costruzione e l'esercizio degli impianti di energia elettrica di potenza superiore a 300 MW termici, gli interventi di modifica e ripotenziamento, nonché le opere connesse e le infra-strutture indispensabili all'esercizio degli stessi..”.
Una ulteriore spinta alla costruzione a tappeto di centrali per la produzione di energia era già stato dato dalla legge 21\2001 di LUNARDI, con la quale si prevede la revisione della normativa in materia di V.I.A., valutazione di impatto ambientale, quando si tratti di "insediamenti strategici" ai quali le centrali elettriche sono per l'appunto state equiparate.
Il tutto si apre con la richiesta del proponente(colui che vuol costruire l’impianto), comprensiva del progetto preliminare e dello studio di impatto ambientale. Al procedimento sono ammesse le amministrazioni interessate e dalla regione coinvolta, che pure detiene una competenza "concorrente" sulle politiche energetiche, si acquisirà l'intesa. L'ente locale, il Comune, sarà solo sentito. L'autorizzazione costituirà poi, variante urbanistica. Manca solo un tappeto di rose e fiori!

Molti studi fatti a livello mondiale, per lo più in SVEZIA vista la grande produzione di legname e del diffuso uso a scopi energetici degli scarti di questa attività, hanno dimostrato che la combustione di legna e altre biomasse solide in impianti industriali ad alta efficienza termica e con adeguati trattamenti dei fumi, riduce le emissioni, rispetto a quelle misurate su impianti di riscaldamento a legna ad uso domestico, ma non le annulla. Ma nel bilancio ambientale, occorre sommare anche le emissioni prodotte dal traffico pesante indotto dall’entrata in funzione dell’impianto, ovvero tutti gli automezzi necessari per i conferimenti di biomasse e per il ritiro e lo smaltimento delle ceneri.

Delle emissioni di polveri fini ed ultrafini di diverse decine di mezzi pesanti al giorno, lungo tutto il percorso che giornalmente dovranno coprire, spesso non si trova traccia nei documenti autorizzativi.E spesso nulla si dice sul ruolo di queste emissioni prodotte dal traffico e di quelle della centrale, nella formazione di ozono e di polveri fini ed ultrafini di origine secondaria , ovvero inquinanti pericolosi che si formano in atmosfera, a distanza dalla fonte, per reazione chimica.In questo caso, riteniamo sia doveroso dare il giusto peso alla salute umana, rispetto alla salute dell’atmosfera del Pianeta e, secondo il nostro parere, non si può privilegiare (economicamente) un discutibile contenimento delle emissioni di gas serra, e un sicuro guadagno dell’impresa, se questa scelta aumenta i rischi sanitari della popolazione esposta.

E per quanto riguarda la compatibilità di tali impianti con l’attività agricola locale?

Dobbiamo, prima di trarre conclusioni, fare un cappello esplicativo su un qualcosa di alternativo e già sperimentato. L’uso energetico del metano e del compost, nelle attività agro-alimentari, ridurrebbero i costi aziendali ma, fatto ancora più importante, tale scelta sarebbe assolutamente compatibile con auspicabili scelte di agricoltura biologica e di produzioni di prodotti DOC. Infatti la combustione di un combustibile gassoso come il metano, a parità di energia elettrica e calore prodotto, produce molto meno inquinanti primari e secondari, rispetto alle biomasse solide; questo combustibile è esente da ceneri, non necessita di trasporto e quindi non induce inquinamento e possibili incidenti stradali, legati alla movimentazione di veicoli. Il metano derivante da fermentazione anaerobica di biomasse di scarto, comprese parte di quelle che si vogliono termovalorizzare nelle centrali a biomasse, potrebbe permettere un’efficace contenimento delle emissioni di gas serra, con un’impatto ambientale nettamente inferiore a quello indotto dall’uso come combustibile di gran parte delle biomasse solide che si vogliono bruciare nelle centrali termoelettriche. Molto interessante, da questo punto di vista, sarebbe la realizzazione di un impianto di fermentazione anaerobica, progettato secondo le migliori tecnologie disponibili, dimensionato al trattamento degli scarti agricoli e degli allevamenti di bestiame operanti in zona e se necessario anche al trattamento della frazione umida dei rifiuti urbani raccolti con sistemi Porta a Porta.

Un impianto di questo tipo, finalizzato alla produzione di metano e alla conversione energetica di questo gas sia per gli autoconsumi dell’impianto, che per usi esterni (riscaldamento-raffreddamento, autotrazione, cogenerazione di elettricità e calore), potrebbe rendere energeticamente autosufficienti le aziende agricole che operano nell’area!

La realizzazione di un sistema integrato, in grado quindi di gestire con equilibrio, con un ridotto impatto ambientale, le risorse naturali del territorio potrebbe essere un efficace volano, anche promozionale, al nuovo modello di sviluppo agricolo che si sta realizzando in molte aree italiane.

Nella progettazione spesso si ignora il fatto che gli inquinanti, immessi direttamente e indirettamente nell’ambiente dall’attività della centrale (in particolare ossidi di azoto e ozono) possono, in modo rilevante, ridurre la produzione agricola e ovviamente favorire anche un decremento della qualità dei prodotti coltivati. Anche i consumi di acqua per il raffreddamento dell’impianto termoelettrico si metterebbero in concorrenza con l’uso agricolo di questa risorsa.
Vogliamo anche rimarcare che per l’approvazione di una centrale a biomasse a nostro parere sembra insufficiente il riferimento all’utilizzo delle migliori tecnologie disponibili, che è un obbligatorio requisito di legge, ma che da solo non garantisce la salute dei cittadini esposti agli inquinanti, comunque prodotti ed immessi nell’ambiente. Un più corretto termine di riferimento per giustificare questa scelta, dovrebbe essere il confronto della qualità dell’aria, del suolo e delle acque, prima dell’entrata in funzione dell’impianto a biomasse, con stime della qualità delle stesse matrici ambientali, una volta che l’impianto proposto fosse realizzato.

Quindi, alla luce di questo insieme di notizie prese e messe insieme dai vari siti e documenti reperiti, ci fa dire che per le condizioni spesso agricole delle nostre zone, ma con scarsa reperibilità sul posto di materiale utile all’alimentazione di una centrale a biomasse, è meglio se non si guarda in quella direzione per la produzione di energia elettrica. Fra l’altro è di questi giorni la notizia della sospensiva per la centrale a biomasse di Amatello: sospensiva avvenuta addirittura su richiesta di chi voleva costruire la centrale…….! Sappiamo che i comuni di Campiglia e Suvereto si erano già comunque opposti all’insediamento di questo tipo di impianto. Abbiamo però delle voci al riguardo: la ditta che voleva costruire la centrale a biomasse rileverà il terreno e i capannoni di un’azienda fallita e ci installerà uno stabilimento per la costruzione di pannelli fotovoltaici.
E fin qui niente da obiettare, anzi magari è positivo per un discorso meramente occupazionale.
Però…..se a questa azienda verrà data la possibilità di installare “campi solari” in ogni-dove e di qualsiasi dimensione allora…..

Noi siamo assolutamente favorevoli all’installazione di pannelli solari atti alla produzione di energia elettrica pulita, ma tutto deve essere affrontato con una programmazione ed una progettazione accurata: non possiamo, ad esempio, mettere 20 ettari di pannelli solari a RIMIGLIANO (il nome del luogo è casuale, ma va tanto per dire “in luoghi con caratteristiche agro-paesaggistiche” consolidate)!

Siamo, o almeno noi crediamo così, tutti concordi che le fonti di energia derivanti dal petrolio sono in via di esaurimento e si deve cominciare una programmazione di una loro futura sostituzione con energie pulite. Gli enti locali, ed i comuni in particolare, sono il livello amministrativo ideale per orientare la comunità verso comportamenti sostenibili, attraverso la diffusione delle informazioni, ma soprattutto dando il buon esempio attraverso gli atti amministrativi. Non si può predicare il risparmio energetico quando l’edificio del Comune è un colabrodo dal punto di vista dell’isolamento termico. Al contrario, evidenziare con esempi concreti che le energie alternative sono efficienti e vantaggiose economicamente, rappresenterebbe uno straordinario volano per la loro diffusione e anche delle opportunità a livello occupazionale. È necessario che l’intera comunità sia coinvolta e responsabilizzata da questo punto di vista.
Pensiamo, ad esempio, al coinvolgimento di ingegneri od architetti del luogo con provate capacità di progettazione e ristrutturazione di edifici verso l’alta efficienza energetica, al coinvolgimento di università vicine quali Pisa e Firenze per istituire sia gruppi a livello progettuale, sia di supporto ad una creazione di uno Sportello Energia comunale in grado di orientare i cittadini tra le diverse tecnologie presenti sul mercato e gli incentivi pubblici a disposizione.
Promuovere l’efficienza energetica degli edifici pubblici esistenti, attraverso l’attuazione di progetti di miglioramento degli involucri (e qui ripetiamo una cosa che in Campagna elettorale ci fu cara, ma rimase, allora, inascoltata) e l’installazione di impianti fotovoltaici e solari termici, e di impegnarsi a realizzare esclusivamente nuovi edifici pubblici ad alta efficienza energetica.
Partiamo pure dagli edifici pubblici, poi vediamo anche di fornire alla gente altri strumenti oltre lo Sportello Energia che abbiamo proposto sopra: per esempio potremmo cercare di istituire, sempre grazie a professionisti e studiosi,un progetto di mappatura dell’efficienza energetica degli edifici privati sia attraverso l’uso di Sistemi Informatici sia attraverso un eventuale gruppo di tecnici a livello locale che casa per casa, ne stabiliscano le rispettive qualità e deficienze energetiche. Crediamo che anche e soprattutto le università sarebbero ben liete di entrare a far parte di un qualcosa del genere. Questo tipo di lavoro servirebbe anche come strumento di crescita della consapevolezza e della diffusione delle energie alternative tra la popolazione, crediamo.
E sicuramente porrebbe San Vincenzo all’attenzione dell’opinione pubblica, non solo prettamente locale, per modernità, innovamento e sostenibilità.
A nostro avviso ci si deve muovere, comunque e senza indugio, verso la promozione, presso la cittadinanza, di questi importanti punti
· la consapevolezza dei limiti di un’idea di sviluppo basata su risorse illimitate: il modello di sviluppo capitalistico (la crescita continua dei consumi) che ci ha portato in poco più di cent'anni a questo disastro planetario.
· la consapevolezza della necessità di riconvertire un’economia basata sui combustibili fossili e ad alto consumo di risorse non rinnovabili
· l’adozione di stili di vita sobri e sostenibili
· e perché no, incentivare politiche di riforestazione sul territorio come strumento di compensazione delle emissioni di CO2



P.S. Alcune notizie e spunti sono stati presi da siti quali
http://federicovalerio.splinder.com/ e http://www.comunivirtuosi.org/

LA REDAZIONE

mercoledì 23 settembre 2009

L’acqua non è più pubblica…ma è almeno potabile? (Parte 2)


Dunque, come abbiamo visto dal precedente post, la palla riguardo ad eventuali miscelazioni indebite di acqua potabile con acqua irrigua, passava ad ASA. Due giorni dopo, sempre su La Nazione, l’azienda risponde così.
“Innanzi tutto a San Vincenzo vi è un acquedotto denominato AGRICOLO, perché serve zone AGRICOLE, ma la cui acqua è prelevata da pozzi con concessione per uso potabile. Uso che tra l’altro è prevalente a quello agricolo e che ne condiziona la possibilità di distribuzione nei casi in cui necessitino maggiori prelievi per uso potabile.”

Quindi per l’ASA nessun mix illecito. D’altronde dicono che quei pozzi vanno assolutamente bene anche per usi potabili. L’articolo va avanti:
“In momenti di picchi di consumo, come quelli attuali, l’azienda ha prelevato acqua, al fine di evitare razionamenti, da pozzi concessionari per uso potabile. Pozzi che nel periodo invernale vengono esclusi in quanto le loro acque sono più ricche di nitrati”

COME?
Cerchiamo di capire meglio…questi pozzi sono potabili o no?
D’inverno no e d’estate sì?
Un pozzo che è inquinato da nitrati, improvvisamente diventa non inquinato dal 20 MAGGIO e ritorna inquinato dal 20 SETTEMBRE?

Vorremmo ricordare che:
-I nitrati si trasformano in nitriti nella flora batterica e nella saliva, attraverso una serie di reazioni, in ambiente acido, diventano nitrosammine, provatamente cancerogene
Fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Nitrato

-I nitriti presentano un’alta tossicità per l'uomo, specialmente nei bambini, in quanto provocano metaemoglobinemia e talvolta anche il decesso. Per reazione con ammine secondarie ed ammidi presenti negli alimenti, forma le nitrosammine, N-nitroso composti cancerogeni
Fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Nitriti

In ogni caso l’ASA precisa che “la falda della fascia costiera è sottoposta a fenomeni di incremento dei nitrati per l’uso di fertilizzanti in agricoltura, che creano non pochi problemi nella gestione dell’acquedotto per questo parametro, SOPRATTUTTO NEI MOMENTI DI MASSIMO CONSUMO”…che non sono forse quelli estivi?
Ma non avevamo detto che questi pozzi diventavano improvvisamente “buoni” d’estate?

Il FORUM ha provato a cercare le risposte a queste domande, inoltrando una interrogazione che richiedeva una risposta scritta (qui trovate il testo integrale).

Nella risposta dell’amministrazione si ribadisce che i “parametri erano nella norma” e che il Sindaco non sa quando e se vengano miscelate le acque.
La miscelazione si esegue immettendo una parte di acque inquinate nell’acquedotto. I valori rimangono nella norma e si può consumare di più senza dover ricorrere a razionamenti.
I pozzi dai quali sono stati fatti i prelievi sono o ai limiti della normativa o della deroga, o in alcune occasioni anche fuori rispetto a tali limiti. Talvolta li superano di 3-5 volte.
Il comune ci dice, inoltre, che i consumi di acqua hanno registrato un incremento di oltre il 30% rispetto al 2008: un problema storico che già nei primi anni novanta richiedeva urgenti interventi per evitare strane alchimie e mescoloni (un bicchiere di bottino in una botte d’acqua non si sente ma, sapendolo, voi la berreste?) per distribuire acqua che alla fine risulta potabile, ma solo in virtù di limiti superiori a quelli raccomandati dall’OMS (boro) e ad un MIX con acque effettivamente bevibili.

Ovviamente gli interventi che garantirebbero una migliore gestione della risorsa sono necessari ed urgenti e di questi deve farsi carico l’ASA, ma il primo e più importante passo da compiere è quello di avere una politica di contenimento dei consumi degna di questo nome.

Invece l’amministrazione pianifica interventi sul territorio che moltiplicano i consumi. E di contraltare non pianifica interventi per una maggior risorsa idrica o per sfruttare meglio quella attuale. Ne è un esempio l’impatto di richiesta idrica che hanno insediamenti ricettivi quali il Park Albatros, che quest’anno ha registrato il tutto esaurito (6000 persone) in molti periodi della stagione estiva. Se non si hanno in mente questi dati non si può programmare una politica idrogeologica adatta.
In tal senso la risposta dell’Amministrazione è davvero allarmante e la potete scaricare più sotto per consultarla in forma integrale.
Sempre per completa e corretta informazione mettiamo online per la consultazione di tutti i cittadini anche i dati sulle analisi effettuate recentemente sulle acque dei pozzi. Dati forniti dall’Amministrazione Comunale ad integrazione della risposta data

- Risposta Amministrazione
- File excel con dati dei prelievi ai Pozzi

Tirando le somme:
-Il Sindaco dice di non sapere quando vengono fatte le miscelazioni ma sa che tale pratica esiste.
-Pozzi che non sono potabili per legge, lo diventano grazie ai limiti permissivi e al mix con acque “buone”. Anche se la media finale torna, è eticamente accettabile far bere alla cittadinanza anche l’acqua di pozzi con concentrazioni di ben 3-5 volte oltre la norma di Cloruri, Nitrati, Boro e quant’altro ?
-Si è presa 1 parte di "bottino" e si è mescolata con 10 parti di acqua per fare una media che potesse rientrare nei parametri, non si è cercato di dare soluzioni strutturali ai problemi di crescente richiesta idrica, assolutamente preventivabili.

Sinceramente chi sta a guardare e a leggere, crediamo non possa che rimanere sconcertato e smarrito dal casino che ne viene fuori.
BERTINI aveva pienamente ragione sui nitrati e sul cuneo salino, e a preoccuparsi per l’acqua che ci sgorga dai rubinetti.
Come fidarsi di chi mescola le acque a comodo proprio anche se le concentrazioni di nitrati sono alte infischiandosene della qualità? Che poi i parametri complessivamente non vengano superati è il minimo che si possa sperare ma quale fiducia può esserci nei confronti di chi gestisce con tale leggerezza una risorsa così importante?

Per chi volesse leggere in versione integrale gli articoli del botta e risposta BERTINI-ASA, li abbiamo uploadati e sono scaricabili e consultabili a questi indirizzi:

Acqua, un curioso MIX ?

ASA, nessun MIX illecito

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LA REDAZIONE

domenica 20 settembre 2009

L’acqua non è più pubblica…ma è almeno potabile? (Parte 1)


Non più tardi di un mese fa, su La Nazione, c’è stato un botta e risposta tra NICOLA BERTINI e l’ASA, riguardo ad una possibile miscelazione tra acqua potabile e acqua agricola (destinata all’irrigazione dei campi), con conseguente inquinamento di quella potabile.
Sono di questi giorni invece, sempre a mezzo stampa, annunci della bontà dell’acqua comprensoriale da parte del sindaco di Piombino. Salvo poi raccomandarne il NON uso per i bambini sotto i 14 anni. (QUI trovate l’articolo)
Ci preme quindi, a mente fredda, con tutti i dati a nostra disposizione riprendere in mano quella problematica e riportarla all’attenzione di tutti. Una problematica che, come vedremo poco più sotto, non è assolutamente campata in aria, e che può anche rappresentare un problema serio per i cittadini. Ma andiamo per ordine cronologico.

Nicola, che ha una fornitura di acqua per uso agricolo, telefona una mattina della settimana di Ferragosto all’ASA, perché l’acqua ad uso irriguo è stata tolta improvvisamente.
Un gentile impiegato dell’Azienda lo informa che sì, l’acqua è stata tolta e che “cercheremo di ridarvela nel tardo pomeriggio”.
Fin qui tutto fila liscio. È piuttosto la risposta alla spontanea domanda “Ma... ci sono guasti?” che stupisce.
Infatti dall’ASA, l’impiegato informa che “no, non c’è nessun guasto ma sa, c’è molta richiesta in questi giorni e per sostenerla stiamo mischiando l’acqua agricola (non potabile, ndr) all’acqua potabile per rifornire la case”.
Pensando di non aver capito bene, il cittadino azzarda un “Come? Mischiate l’acqua agricola a quella potabile?”
E l’impiegato, per rassicurare il cittadino, dà una garanzia rocciosa: “Sì. Ma è tutto a posto. Abbiamo informato il Sindaco.”

Sarà vero che il Sindaco, garante della salute dei cittadini, ha permesso all’ASA di mischiare l’acqua irrigua con quella potabile senza neppure avvertire la cittadinanza degli eventuali rischi e di non berla?

Nel corso degli anni, grazie ad uno sfruttamento irrazionale della risorsa idrica e ad una riduzione delle superfici filtranti, il fenomeno del cuneo salino ( http://it.wikipedia.org/wiki/Cuneo_salino ) ha reso molti pozzi vicini al mare, inservibili per fini potabili. Pertanto si è deciso di metterli in rete tra loro per fini irrigui.
Oltre ad un contenuto di sale eccessivo, questi pozzi risultano spesso inquinati da nitrati (per la pericolosità di tale sostanza ecco un link utile http://www.scuolainpiazza.it/acqua/acqua/inquinit.htm) e non pare proprio il caso di mischiarla a quella potabile.

Eppure così rispondevano gli impiegati alle molte persone che li chiamavano. Risposta logica: i consumi di acqua potabile a San Vincenzo si sono moltiplicati per effetto di un’urbanizzazione che non ha mai tenuto conto del concetto di limite. San Vincenzo e la Val Di Cornia in generale, si sono notevolmente espansi in questi decenni e serve troppa acqua. Il Tirreno a metà agosto (qui trovate l’articolo ripreso dal sito del Tirreno) aveva lanciato l’allarme siccità a causa dell’eccessivo emungimento, e non certo a causa delle scarse precipitazioni .
Eppure… l’acqua si è trovata senza nessuna limitazione e senza grandi problemi, vedremo come.

...to be continued...


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LA REDAZIONE

mercoledì 28 maggio 2008

Vetri tremuli

Torna l’estate, tornano i rumori. Per alcuni fortunati cittadini i vetri delle finestre non si sono mai fermati. Per alcuni privilegiati infatti i rumori non vanno in letargo.

Questi fortunati cittadini sicuramente hanno ben presente che l’inquinamento acustico provoca seri danni alla salute e trasforma l’espressione “qualità della vita” in un remoto sogno. Peccato che tale consapevolezza non sia patrimonio della maggioranza. In quattro anni Biagi & Co. non hanno fatto un accidente di niente per migliorare la qualità della vita dei cittadini e a tutela della salute di tutti.

Chi cerca di mettere in contrapposizione il diritto alla salute pubblica con il divertimento e lo svago, è uno sciocco che tenta di strumentalizzare le rivendicazioni sacrosante dei cittadini per non fare nulla. È un dato di fatto che San Vincenzo ha un territorio difficile e problematico per le immissioni acustiche in atmosfera. Le infrastrutture viarie e ferroviarie e la vocazione turistica sono elementi che creano problemi e disagi.

Stiamo quindi suggerendo la chiusura della ferrovia o della superstrada? Stiamo dunque proponendo l’espulsione dei turisti dal Comune? Che qualche cretino ci attribuisca queste avanzate rivendicazioni non ci spaventa. Ma il dato è che oggi, per fortuna, ci sono tutti gli strumenti tecnici per far convivere lo svago con il diritto alla quiete, la necessità dei trasporti con il diritto al riposo.
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Oltre alle barriere fonoassorbenti, particolarmente adatte per ferrovie e strade ma installabili anche in zone aperte molto usate per le manifestazioni (area per feste), oltre alle cosiddette “barriere verdi”, siepi in grado di mitigare le onde acustiche, ci sono strumenti che agiscono sulla fonte del rumore. Esistono impianti per la diffusione della musica che indirizzano il suono in modo tale che la dispersione dello stesso è estremamente limitata. Inoltre è necessario prevedere un buon isolamento acustico dei locali che diffondono musica.
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Con questi semplici provvedimenti l’inquinamento acustico non sarebbe il problema drammatico che oggi è. Con questi semplici provvedimenti l’attività di molti locali sarebbe conciliabile con la residenza e con il diritto a dormire.
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Al contrario oggi, dopo quattro anni di amministrazione Biagi, siamo messi peggio dell’era Roventini. D’altronde non c’è neppure una seria attività di controllo di queste criticità e ognuno fa un po’ quello che gli pare.
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Per cambiare musica occorrerebbe cambiare i suonatori.
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BerN
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PS: per la cronaca già due anni or sono il Gruppo del Forum aveva presentato un ordine del giorno sull’inquinamento acustico. La risposta della maggioranza fu che si poteva far qualcosa. Ritirammo l’odg nel tentativo di costruire un percorso condiviso nella Commissione consiliare preposta.
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In modo indecoroso e ridicolo la maggioranza si mise a fare ostruzionismo al lavoro della commissione. Dopo molti mesi di inutili e sfiancanti tentativi abbiamo riproposto la mozione in Consiglio Comunale e ci è stata bocciata senza tanti complimenti.
Ritenteremo a breve, con chi lo merita, occorre essere testardi.

sabato 6 ottobre 2007

PASSATO IL LIVELLO


Rumorosità fuori norma? Vibrazioni insostenibili? Salute dei cittadini messa a repentaglio? L’importante è che la Sales possa risparmiare. È così che l’Amministrazione difende l’interesse collettivo. Talvolta però ci sono degli imprevisti.

Di fronte ad un’Amministrazione sorda alle proteste dei cittadini e talmente garantista con la Sales da concedere una deroga ai livelli di rumorosità ammessi senza interpellare l’ASL, il cittadino è costretto, per veder riconosciuti i propri diritti ad accollarsi l’onere del ricorso alla magistratura.

Ma non è solo della solita arroganza dimostrata nel rapporto con i cittadini che stiamo parlando: cos’ha fatto l’Amministrazione dopo aver ricevuto la relazione dell’ARPAT in cui si diceva chiaramente che il cantiere era fuori norma? Niente, il Comune non ha neppure risposto e ha concesso una deroga alla Sales per continuare a sfondare i timpani e crepare le case dei cittadini che abitano nei dintorni.

Dunque si passa persino sopra il parere dell’ARPAT pur di garantire ad un privato di lavorare fuori norma, risparmiando immaginiamo centinaia di migliaia di euro, e a tutto discapito della salute dei cittadini.

Ovviamente con un comportamento così si è messo a rischio l’esecuzione nei tempi previsti delle opere in questione. Col passaggio a livello definitivamente chiuso il ritardo nei lavori che inevitabilmente deriverà da questo stop sarà un grave ulteriore disagio per tutti i cittadini.

Siamo certi che da questa vicenda emergeranno particolari interessanti che aiuteranno a comprendere a quali istanze l’Amministrazione sia più sensibile. Intanto, sebbene non spetti a noi individuare la responsabilità giuridica dell’accaduto, possiamo tranquillamente affermare che la responsabilità politica è da ascriversi per intero ad un’Amministrazione che, pur di non svolgere il proprio ruolo di controllo, arriva ad ignorare il parere degli enti pubblici e le istanze dei propri cittadini. Quando si permette ad un cantiere di lavorare fuori norma, si calpestano i diritti dei cittadini e ci si espone al concreto rischio di ritardi anche rilevanti.

Complimenti all’Amministrazione che, dopo aver rimandato per un decennio il superamento della ferrovia, riesce a realizzare un simile capolavoro sacrificando anche, è bene ricordarlo, la pinetina.

Ber N

giovedì 27 settembre 2007

Allegrezza vibratoria



Dall’approvazione del Piano di zonizzazione acustica sono passati ormai tre anni. Il Forum del Centrosinistra si oppose alla scelta delle classi di rumorosità operata dalla maggioranza: nel centro urbano si può fare tanto rumore quanto se ne fa nelle zone industriali, le aree agricole sono classificate tra industriale e residenziale, Rimigliano è considerata zona mista (tra residenziale e industriale).

Per legge i parchi naturali dovrebbero essere in classe 1 (dove i limiti di rumorosità consentiti sono più bassi) come le scuole e gli ospedali, invece la fascia a mare di Rimigliano non è neppure in classe 2 (residenziale) ma in classe 3 (fra il residenziale e l’industriale).

A rendere i cittadini ancora più esposti ai danni dell’inquinamento acustico (danni anche gravissimi ben relazionati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità) c’è lo strumento della deroga con cui il Sindaco può permettere ad attività rumorose di continuare a nuocere alla salute dei cittadini.

Tutto ciò premesso non ci pare ci sia l’intenzione da parte di Biagi e i suoi di affrontare seriamente il problema dell’inquinamento acustico. Tuttavia, volendo essere costruttivi e propositivi, proporremo per l’ennesima volta al Consiglio Comunale una mozione con cui si impegna l’Amministrazione ad intervenire, a tutela della salute pubblica, realizzando finalmente la messa in sicurezza acustica dell’area per feste, della ferrovia e della Variante.

È da un anno che martelliamo il Consiglio con queste mozioni. Proviamo a prenderli per stanchezza, hai visto mai!

Ber N

domenica 16 settembre 2007

DIRETTORE D'ORCHESTRA


Viva il suono delle ruspe, viva il fischio del treno, viva il ghigno cupo dei tir sulla superstrada. L'Amministrazione sembra in preda ad una allucinazione futurista. Ignorate le nostre proposte sul contenimento dei rumori si concedono deroghe come fossero caramelle.

Se è vero, come affermato dal gruppo di maggioranza, che San Vincenzo è un “paese costiero in via di sviluppo” è assolutamente normale vedere infrante le più elementari norme di sicurezza e salute pubblica pur di realizzare infrastrutture.

Non è solo il caso della costruzione estiva del porto, momenti indimenticabili con le benne a sollevare migliaia di metri cubi di bottino dal fondale, materiali che si riversavano nelle affollate acque di balneazione a sud della diga di sottoflutto.

Un altro bell’esempio è il cantiere del sottopasso ferroviario. Un’opera che c’è costata la pinetina nonostante, con un paio di piccole accortezze, ciò fosse inevitabile.

I cantieri lavorano celermente e poco importa se superino i livelli di rumorosità. Alcuni cittadini hanno ottenuto misurazioni delle emissioni rumorose in atmosfera e il riscontro è stato impietoso. Nonostante il limite sia fissato in un già poco tollerabile 70 dba, il cantiere lo superava abbondantemente per svariate ore.

Secondo l’OMS e l’Istituto Superiore della Sanità, l’esposizione a rumori compresi tra i 70 e i 90 dba può comportare disturbo e affaticamento, danno psichico e neurovegetativo e, in alcuni casi, [disturbo] auditivo.

Dimostrato dunque il danno alla salute pubblica arrecato da quel cantiere in cui si lavora, con mezzi obsoleti, per quattordici ore al giorno, il Sindaco, tutore e garante della salute dei cittadini, che fa? Facile, concede una bella deroga in cui si dice che la Sales non è più tenuta a stare sotto i 70 dba ma sotto gli 85 dba.

La prossima volta che, parlando della nostra salute, ci chiedono di fidarci delle Istituzioni, quale rumore scegliamo:
  • una pernacchia

  • una sonora scoreggia

  • un rutto, ma tutti in coro

Temo sia l’unica scelta che ci rimane, dunque, sono aperte le votazioni.


Ber N