mercoledì 30 luglio 2008

Quaderni dal Consiglio - Tutto è bene quel che si spaccia per bene (se non ci sono testimoni)

Ancora una volta non c’è alcun problema. Le nostre mozioni tutte respinte, le nostre argomentazioni ignorate. Ancora un Consiglio Comunale deprimente per il livello delle argomentazioni portate dalla maggioranza per supportare le proprie scelte.

ATO
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L’ATO è una sorta di comitato pubblico che dovrebbe controllare un servizio. Esiste già da diversi anni l’ATO acqua che ha così bene controllato la gestione dell’Asa del servizio idrico. Visto che con l’acqua è andata così bene, questa bella pensata sarà estesa anche ai rifiuti. Dunque tutti i comuni delle province di Lucca, Massa Carrara, Pisa e Livorno faranno parte di un unico ATO che controllerà il servizio. Chi saranno i gestori? Potranno rimanere più aziende che gestiscono i rifiuti o dovrà esserci un unico gestore comune? Con quali indirizzi strategici, con quali piani industriali e con quali livelli di occupazione. Infine quali livelli tariffari per i cittadini. È presumibile che in tutte e quattro le province si dovranno pagare le stesse tariffe. Si sceglierà di uniformare tutti i prezzi sulla tariffa più bassa o su quella più alta come è avvenuto con l’acqua?

Facciamo i maghi e proviamo a prevedere le conseguenze di questa scelta. Le tariffe saranno portate per tutti ai livelli più alti attualmente pagati nelle province, sarà consentito alle aziende esistente di fondersi in una Associazione Temporanea d’Impresa in modo tale che tutto cambi perché tutto rimanga uguale, si dirà che con tale riorganizzazione del servizio si possono risparmiare due-trecento lavoratori che saranno messi alla porta e si comincerà a fare la voce grossa per costruire qualche inceneritore senza affrontare il vero nodo dei rifiuti ovvero la diminuzione della produzione di rifiuti solidi urbani.

Queste le nostre previsioni, la maggioranza, visibilmente in imbarazzo, non fa previsioni e auspica che tutto vada bene. Speriamo che abbiano ragione loro e speriamo di sbagliare noi.

Viabilità

Problemi sulla viabilità? No, non ce ne sono. La pista ciclabile è sicura e perfettamente fruibile, la viabilità del centro urbano è ottimale ecc… Alla fine della replica della maggioranza sulla nostra mozione, il cui testo è leggibile nel post precedente, si poteva credere che i gabbiani cacassero petali di rose e che la l’acqua del mare di San Vincenzo fosse davvero pulita.

Tuttavia l’Assessore competente ha confermato che le traversine di cemento che delimitano la pista ciclabile in Via della Principessa, ora intermittenti, saranno unite in un unico cordolo, che saranno messi i catari frangenti e questo in seguito a segnalazioni.

NO. In realtà questo era il progetto iniziale poi, non avendo soldi a sufficienza, l’Amministrazione ha deciso di mettere una traversina sì e una no mettendo a repentaglio la sicurezza dei cittadini. Ora che i soldi si sono trovati, si completa l’opera. È un po’ come se si costruisse un’autostrada, la si aprisse al pubblico ma tra una collina e l’altra non si fossero fatti i viadotti per mancanza di soldi. Complimenti per la strategia.

La scelta dei tempi poi è stata tragica. Possibile non capire che a San Vincenzo certe cose vanno realizzate d’inverno? Anche su questo nessuna risposta.

Peccato che, ancora una volta mancasse la cittadinanza ad assistere a questo spettacolo piuttosto indigeribile. Finché non ci saranno testimoni l’Amministrazione potrà dormire sonni tranquilli. Dobbiamo impegnarci per essere i suoi incubi.

BerN

lunedì 28 luglio 2008

Sviati

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Ecco la mozione sulla viabilità presentata per il Consiglio Comunale di DOMANI MATTINA ALLE ORE 9:00 alla Torre.
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Come introduzione posso riferire quanto un assessore ha annunciato in occasione di una commissione consiliare: i blocchetti di cemento alternati saranno ricondotti a unità. Infatti non ci sarebbero stati i soldi per costruire da subito la pista ciclabile con il cordone di cemento omogeneo e sono stati posizionati a intermittenza.

Oggetto: viabilità del centro urbano e realizzazione della pista ciclabile nella sede stradale di Via della Principessa.
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Premesso che è stata preclusa la possibilità di accedere a Corso Italia da Via San Francesco all’altezza di Piazza Grandi;
Considerato che tale modifica alla viabilità comporta un congestionamento del centro urbano e finisce con l’aumentare il traffico anziché diminuirlo;
Ritenuta ingiustificabile la soppressione dello svincolo in questione;
Premesso che, l’Amministrazione ha realizzato una pista ciclabile lungo Via della Principessa che raggiunge il parco di Rimigliano;
Rilevato che, dalla posa delle traversine di cemento che delimitano la pista ciclabile sono già avvenuti numerosi incidenti di una certa rilevanza;
Considerato che la soluzione progettuale scelta non offre garanzie sufficienti per la sicurezza e l’incolumità sia dei ciclisti sia degli automobilisti;
Rilevato infine l’assenza di un percorso di partecipazione o quanto meno d’ascolto della cittadinanza in vista della realizzazione di opere che condizionano in modo consistente la vita di ciascuno;

Il Consiglio Comunale
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Invita l’Amministrazione a ripristinare lo svincolo all’altezza di Piazza Grandi così da decongestionare il centro urbano;
Invita l’Amministrazione a riprogettare la pista ciclabile in oggetto in modo da eliminare gli elementi di pericolosità riscontrati;
Invita l’Amministrazione a riprogettare la pista ciclabile in modo da limitarne l’impatto visivo e da renderla più sicura per automobilisti e ciclisti;
Impegna l’Amministrazione a ricercare ogni incentivo alla cosiddetta mobilità alternativa tenendo comunque presente come principale obiettivo quello dell’incolumità dei cittadini;
Impegna l’Amministrazione nella discussione di un piano complessivo della viabilità;
Impegna l’Amministrazione a porre in atto, nelle future scelte di viabilità, un percorso partecipativo serio in grado di cogliere in anticipo le istanze e le problematiche di cittadini e operatori.
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BerN

domenica 13 luglio 2008

BUCO



Oggi il Tirreno dedica giustamente un’intera pagina alla questione cave di Campiglia.
La lettura è molto interessante per chi voglia farsi un’idea dei profitti che vengono realizzati col saccheggio programmato del territorio.

Sbaglieremmo di grosso a pensare che le stesse considerazioni non valgono per San Vincenzo, non solamente perché il territorio della Cava sul Monte Calvi ricade anche nel Comune di San Vincenzo, ma anche perché la cava di San Carlo non costituisce un danno minore per il paesaggio (si vedano le dimensioni delle due cave nell’immagine riportata).

Ormai, lo abbiamo detto più volte, il ritorno occupazionale della cava di San Carlo è assai poca cosa, trattasi infatti di 46 dipendenti di cui molti esterni alla Solvay e, con l’eliminazione della teleferica si sono persi 20 posti di lavoro ma la dimensione della voragine a est di San Carlo aumenterà con velocità crescente.

In compenso il treno a gasolio che passerà sulla ferrovia che ha finito di sbudellare una valle, dopo la realizzazione negli anni ’80 della pista camionabile che condusse ad inchieste giudiziarie nei confronti degli Amministratori d’allora, permetterà alla Solvay di portare via più materiali con meno manodopera impiegata.

Solo una concezione che veda nella risorsa ambientale un qualcosa di illimitato ed asservibile ad interessi particolari e speculativi può spiegare tale condotta. Tuttavia nessuno è particolarmente turbato dalla continua e crescente sottrazione di risorse ambientali e di strategie per la riconversione delle attività estrattive non se ne parla neppure per scherzo.

A San Vincenzo, d’altra parte, c’è da parlare molto della speculazione edilizia. Eppure le dimensioni della voragine parlano da sole, e in certi casi le dimensioni contano eccome.

Ber N

mercoledì 25 giugno 2008

Venerdì 27, ore 21:00 serata in bolletta.

Venite a parlare di Gas, acqua, spazzatura con noi e con il Sig Alessandro Masoni, del Movimento dei Consumatori nella Sala Multimediale in Piazza O Mischi. A chi manca gli si manda una bolletta sbagliata...

Quaderni dal Consiglio - Lo Statuto Delle Libertà

Nell’ultimo Consiglio Comunale è mancato, come al solito, soltanto il pubblico. Siete mancati voi, ma vi capiamo. Speriamo che prossimamente possiate venire a spassarvela un po’.

Rimandando a data da definire un riassunto organico del Consiglio, mi soffermerei sulla modifica dello Statuto, di cui abbiamo dato conto con dovizia di particolari un mese fa, che permetterà al Sindaco di formare la Giunta come diavolo vuole e cioè anche con sei assessori esterni scelti, ad esempio, tra i suoi amici personali. La discrezionalità nei rapporti istituzionali si trova esattamente agli antipodi della democrazia ma questo poco importa all’Amministrazione.

Sta di fatto che, non avendo nel precedente Consiglio Comunale ottenuto i due terzi dei voti a causa dell’assenza di alcuni consiglieri di maggioranza, la modifica dello statuto non è stata approvata a maggio ed è stata riportata il 23.
Questi i numeri: Forum del Centrosinistra 2 consiglieri, Cambiare San Vincenzo 2, Gruppo indipendente 1 (Morandini), Gruppo Laico e Riformista 1 (Nannelli), Per San Vincenzo (la maggioranza) 11 Totale 17 Quorum 12.

Tradotto, per passare la modifica allo Statuto necessitava dell’apporto decisivo di almeno un consigliere al di fuori della maggioranza. Il fatto che per toccare lo Statuto sia richiesta una maggioranza qualificata, non è una casualità ma una precisa regola di democrazia. Lo Statuto è quel testo all’interno del quale tutti dovrebbero riconoscersi. Lo Statuto è, nel piccolo di un Comune, come la Costituzione, sancisce i rapporti tra le istituzioni cittadine e dovrebbe garantire lo svolgimento regolare della vita civica. Ecco perché servono i due terzi dei voti per modificarlo.

Per farla breve, indovinate chi è andato in soccorso della maggioranza votando e facendo passare la modifica dello Statuto? Bravi proprio Nannelli, quello stesso Consigliere che quattro anni fa si era candidato Sindaco in opposizione a Biagi e che avrebbe dovuto rappresentare l’opposizione “da destra” alla Giunta.

Bel lavoro. Giova ricordare che Nannelli, continua ad essere Presidente di due Commissioni Consiliari (carica che spetta alle opposizioni) e rappresentante, in qualità di Consigliere di opposizioni, al Circondario. D’altronde non è l’unico, di precedenti ce ne sono molti, ma Il più significativo è forse incarnato dall’attuale Vicesindaco Consigliere Camerini che dopo esser stato eletto con Forza Italia nel 1999 è passato ai Democratici, poi ha cercato un approccio al Forum del Centrosinistra (toccata e fuga), successivamente sostenuto dalla Margherita è diventato Consigliere di maggioranza con delega, poi Consigliere autonomo di fatto contro l’Amministrazione Biagi e, infine Vicesindaco.

E mentre si ballano questi valzer, lo Statuto viene considerevolmente peggiorato per concedere sempre più poteri ad un’unica figura, quella del Sindaco, che ormai è decisamente più potente del Podestà fascista. Viene in mente la gag di una vecchia trasmissione televisiva http://it.youtube.com/watch?v=YfxDpB-RguM.

Ecco a San Vincenzo abbiamo lo Statuto delle libertà. Chi può se lo gode.

BerN

venerdì 20 giugno 2008

PESCAGHIOZZI - Ci facciamo riconoscere

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Marchio riconosciuto dall’UE a San Vincenzo da oggi certificata ISO 14001.
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Da oggi l’inquinamento acustico fa meno rumore, il puzzo di merda dei cosiddetti “ripascimenti” profuma di violette e il divieto di balneazione ad Botro ai Marmi… No quello rimane.
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Siamo EMAS ma lo scarico del Botro ai Marmi non l’abbiamo risolto. Il problema è capire che cosa davvero abbiamo migliorato della tanto decantata qualità nel nostro Comune per ottenere quest’importante riconoscimento.
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Viene da pensare che la certificazione della qualità sia una di quelle cose che viene ricercata da chi la qualità l’ha perduta o, nel migliore dei casi, teme di averla perduta. Perché infatti ci sarebbe bisogno di tutte queste etichette, bandierine, nomignoli per un Comune? Città slow, bandiera blu, certificata EMAS ISO 14001…
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Enti certificatori di sfiducia. Ecco di che cosa stiamo parlando. Per far fronte ad una assenza o ad un deterioramento del rapporto fiduciario tra un Territorio e la sua “clientela” (o meglio utenza, o meglio ancora cittadinanza) alcuni enti si propongono di certificare che vi state sbagliando a non avere fiducia. Fidatevi, non è più il Comune ma l’EMAS o la FEE (quella della bandiera blu) che garantiscono per la qualità del servizio erogato.
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Una stranezza sociologica che evidentemente non può durare a lungo. Già molte sono le polemiche attorno alla bandiera blu, data a Marina di Pisa e a San Vincenzo ma ad un solo comune in Sardegna. E presto la crisi di credibilità investirà anche ISO 14001. Come dare torto a chi abita a sud del porto, e respira l’aroma del ripascimento, se pensa che quella non è e non può essere qualità e che dunque chiunque lo affermi non è soggetto credibile?
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Tutti i rapporti fiduciari rischiano di disfarsi e né l’EMAS né la bandiera blu fanno eccezione. Questi enti cantando qualità ovunque gli venga richiesto di farlo sono come banche della fiducia che, avendo concesso credito a chiunque, sono destinate al fallimento. Decidete voi se sia un bene o un male.
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Nel frattempo siamo certi che se un decimo delle energie spese dall’Amministrazione per raggiungere queste foglie di fico fosse stato speso per la risoluzione di uno dei numerosi problemi del territorio, oggi non saremmo ISO 14001 ma avremmo un problema in meno.
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BerN

mercoledì 18 giugno 2008

Villaggio industriale

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San Vincenzo? Una città. San Carlo? Un “villaggio industriale”.
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Queste le due perle che saltano subito agli occhi nel “documento preliminare degli indirizzi per la formazione del nuovo piano strutturale”. Verrebbe da aggiungere: il lessico? Un delirio.
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La normativa prevede che i Piani strutturali siano le “fotografie” della massima espansione edilizia di un paese. Cioè redigendo oggi un Piano Strutturale ci si dovrebbe prefiggere l’obiettivo di farlo valere almeno sino al 2060. Invece, subito in copertina un grave errore: San Vincenzo 2020. Cioè un Piano Strutturale che, come l’attuale, vomiterà centinaia di migliaia di metri cubi di cemento sul territorio in dieci anni.
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Ma, lo sappiamo, qui si parla di una città (San Vincenzo) e di un villaggio industriale (San Carlo), mica del solito paese. Dunque dopo le prime cinque pagine di nulla, si arriva a prendere decisioni importanti e responsabili. Ad esempio, visto che “lo sviluppo urbano [di San Vincenzo] si è storicamente orientato sui tracciati infrastrutturali e perciò in modo parallelo alla linea di costa [..] il nuovo Piano Strutturale si dovrà porre l’obiettivo di riconsiderare questa strutturazione anche perché le dimensioni assunte non consentono di continuare a pensare ad una ulteriore crescita della città di San Vincenzo.”
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Occorre una traduzione: Lungomare s’è finito il posto. Come vedete la capacità di sintesi non appartiene all’Amministrazione Biagi. Ma proprio non c’è più nemmeno un buchino? Beh… non poniamo limiti alla provvidenza, infatti il primo obiettivo del nuovo PS dovrà essere il seguente:
“La ricompattazione del costruito che si è sviluppato nelle appendici estreme secondo l’asse longitudinale.”
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Traduzione. C’è una casa a cinquecento metri di distanza dal limite urbano? Bene, ricompattiamo. Ora in Italiano significherebbe demolire la casa in questione e ricostruirla appiccicata al limite urbano. Ovviamente invece qui s’intende che si potrà costruire nei cinquecento metri che oggi dividono la casa dal limite urbano.
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Bisogna ricompattare tutto, fino al villaggio industriale di San Carlo, che :
“… dovrà costituire una vera e propria polarità funzionale sul territorio tale da divenire termine di una sorta di “asse virtuale” con la costa in grado di controbilanciare la spinta a vivere il territorio solo in modo parallelo alla costa.”
Vi piace? Appena l’ho letto ho pensato che significasse tanto, tanto, tanto cemento.
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Invece sono un ingrato prevenuto, basta leggere il paragrafo successivo per averne una piena … conferma:
“Il potenziamento funzionale di San Carlo non deve essere confuso con la sua crescita edilizia. Certo non sono da escludere previsioni insediative in grado di rafforzare la residenza stabile del paese [c’è un errore, trattasi di villaggio industriale] ma la qualificazione non potrà che avvenire attraverso l’assegnazione di un ruolo nuovo al luogo, in funzione dei nuovi equilibri da raggiungere.”
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Ecco, detto in modo preciso e circostanziato, che cosa ne sarà del villaggio industriale di San Carlo. Appurato che io ho confuso e continuerò a confondere questi discorsi come la promessa di tante nuove edificazioni a San Carlo, l’estensore del documento può concedersi una fuga nel lirismo e persino nella poesia. Riporto qui sotto pari pari i quattro paragrafi conclusivi del poema su San Carlo e lascio a voi qualsiasi commento.
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“Ecco allora che San Carlo dovrà divenire una sorta di terminale della qualità, dell’eccellenza e della sostenibilità.
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San Carlo e l’eccellenza degli impianti per lo sport, San Carlo e l’eccellenza per il turismo sostenibile, San Carlo e l’eccellenza culturale ………..
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San Carlo nodo delle politiche di potenziamento e valorizzazione del sistema dei Parchi della Val di Cornia, caposaldo a presidio della pluralità di risorse che qualificano il nostro territorio. Non solo in mare, la duna e la pineta, ma il territorio collinare e il Monte Calvi, l’archeologia industriale e i suoi impianti, la rete dei parchi urbani.
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San Carlo da frazione dimenticata del Comune di San Vincenzo a capoluogo della qualità del vivere il territorio.”
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CONTINUA (purtroppo)
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Ber N
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martedì 17 giugno 2008

Aria fritta in olio marcio o, se preferite, l'importanza di sani preliminari

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Vale la pena, per chi non l’avesse fatto, leggere il post sugli Indios pubblicato qualche settimana fa su questo blog.
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Ero rimasto allibito da alcune scelte lessicali, tra cui “uomo industrializzato” riferito a noi cittadini europei, statunitensi ecc... Sicuramente l’etnocentrismo e l’eurocentrismo sono cose ben più dannose di un documento politico dell’Amministrazione di San Vincenzo, ma anche il nuovo “documento preliminare degli indirizzi per la formazione del nuovo piano strutturale”, nel suo piccolo, è significativo della deriva culturale cui ci tocca assistere (impotenti).
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Un “documento preliminare degli indirizzi per la formazione del nuovo piano strutturale” è, c’è stato detto, un documento in cui si cominciano a delineare gli indirizzi per la formazione del nuovo strumento urbanistico. Da un punto di vista amministrativo NON SERVE A NIENTE.
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I preliminari della betoniera
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In certe circostanze, pur non servendo a niente di troppo concreto, i preliminari sono assai piacevoli. Nella gestione della cosa pubblica sono inutili, inspiegabili e poco eccitanti. Inoltre non avrei mai creduto che anche le betoniere avessero bisogno dei preliminari.
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Il fatto è che, a chi ha conservato un tantino, basta un tantino, di giudizio, appare evidente come a San Vincenzo si sia costruito praticamente ovunque e, nei rari spazi liberi, è già prevista una lottizzazione, una palazzina, una villetta…
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Il Piano Strutturale attualmente in vigore (dal 1998), conteneva, metro cubo più metro cubo meno, 500.000 mc di nuove volumetrie sparse su tutto il territorio comunale. Il Regolamento Urbanistico del 2006 ha ulteriormente innalzato tale limite con l’aggiunta, in molti casi discutibile sul piano della legittimità come dimostra la sentenza del TAR su Villa Piani, di altre decine di migliaia di metri cubi di edificazioni.
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Oggi, a meno di un anno dalle elezioni, l’Amministrazione Biagi vuole i preliminari: fissare gli indirizzi con cui la futura Amministrazione, che dovrebbe non essere quella Biagi, metterà le mani al Piano Strutturale esistente. Già perché quei 500.000 e dispari metri cubi di cemento nel 1998 erano sulla carta, nel 2008 sono quasi tutti già sul territorio.
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San Vincenzo ovunque
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San Vincenzo in soli dieci anni si è “dilatata” di un buon 20% inglobando campagne e imbruttendo i margini del paese con interventi che sarebbero risultati antiestetici ed anacronistici persino negli anni ’70. E la stima del 20% non tiene conto di tutti quegli interventi più o meno abusivi dei quali in Comune non vogliono neppure sentir parlare.
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L’elenco delle edificazioni dal 1998 ad oggi è troppo lungo per proporlo qui di seguito, invito ciascuno di voi a fare un excursus con la memoria. Oggi che il tessuto di interessi attorno al mattone è ingrassato grazie a quest’orgia di calcestruzzo, da più parti si urla leninianamente al Sindaco che fare!? Come soddisfare gli appetiti, che crescono mangiando, di una speculazione ad alto rischio di implosione?
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Il non detto è che il Sindaco deve mantenere l’appoggio della classe del mattone se vuol vincere le elezioni ma la classe del mattone non vuol firmare una cambiale a vuoto. Ecco che fare! Facciamo i preliminari!
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Preliminari supplementari
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Nel prossimo Consiglio Comunale, all’odg, c’è un documento politico in cui non ci sono scritte cifre né stime, non c’è uno straccio di valutazione della situazione per come si presenta oggi, tuttavia ci sono scritte alcune cose “interessanti”.
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In primo luogo si dà per certo che San Vincenzo, sempre per la qualità, la valorizzazione, l’interesse pubblico e compagnia cantando, ha bisogno di un supplemento di cemento. A leggere tra le righe, pare tanto, tanto, tanto cemento.
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Ma appena si leggono le righe -e non più tra le righe- il divertimento è assicurato.
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Scimmiottando chi sa scrivere (o se preferite un pessimo telefilm) oggi ho creato la suspense, domani rivelerò alcune scottanti verità sul documento in questione.
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BerN

venerdì 13 giugno 2008

giramenti di sole


Una rapida riflessione sui dati pubblicati da il Tirreno circa le denunce dei redditi di alcuni sanvincenzini.
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Il quotidiano registra un’economia in crisi esaminando i dati (frammentari ed insufficienti) dei contribuenti.

Assicuro a tutti i lettori che non c’è volontà polemica in ciò che sto per scrivere. Vorrei solo ricordare che non è sufficiente registrare il dato visibile di un fenomeno. Esempio: il sole tramonta, ergo il sole si muove e la terra sta ferma. Se ci si ferma all’apparenza il ragionamento fila e infatti ha filato per secoli.

Naturalmente c’è una bella differenza nelle considerazioni da fare circa i vari settori di cui sono stati pubblicati i dati. Una cosa è il commercio altra sono le agenzie immobiliari, tanto per fare un esempio.

Tuttavia qualcuno avrà la cortesia di spiegare all’impiegato medio (reddito lordo compreso tra 20 e 27 mila euro l’anno) come mai la media dei redditi pubblicati degli agenti immobiliari è di 16.813€ e 10 centesimi.

Tra l’altro è convincente l’analisi offerta da il Tirreno? I dati si riferiscono al 2005 e tutti sappiamo benissimo che, se il commercio al dettaglio è in crisi da molti anni, il 2005 è stata una delle annate più favorevoli per la compravendita di immobili.

Altro capitolo. Architetti e Geometri. Immediatamente tra i nomi pubblicati ci sono un paio di assenze rumorose, ma volendoci passar sopra, qualcuno mi spieghi, per cortesia, come mai la media dei redditi pubblicati denunciati da Geometri e Architetti nel 2005 è di € 24.397. Addirittura, se si tolgono le quattro anomalie statistiche (i due dati maggiori e i due minori) si ottiene una media di 23.590 €.

Non voglio mettere in dubbio che alcuni settori (NON QUELLI LEGATI DIRETTAMENTE AL MATTONE) siano stati in crisi nell’AD 2005, voglio semplicemente proporre una domanda. Com’è possibile che impiegati e operai denuncino in molti casi più di quanto non facciano molti altri lavoratori e tuttavia i primi viaggino con l’utilitaria e i secondi con un SUV che consuma sei litri di benzina solo per percorrere il vialino della villa?

In paese ci conosciamo più o meno tutti, nonostante l’Amministrazione si ostini a chiamare San Vincenzo una “Città”, e liquidare i dati con una considerazione sui settori in crisi è ingeneroso nei confronti dei lavoratori dipendenti. Il tenore di vita del nostro vicino di casa lo conosciamo sin troppo bene. Giova precisare nel dettaglio quali settori si possono ritenere in crisi.

Ber N

lunedì 9 giugno 2008

Rimandato



La Variante al Piano Strutturale di Rimigliano ripasserà in Consiglio Comunale.

Ecco in sintesi la rassicurazione che il Sindaco ha dato al gruppo del Forum del Centrosinistra circa la regolarità della delibera approvata senza attendere lo scadere dei termini perché i cittadini potessero presentare le osservazioni.

È una buona notizia, finalmente, non solo perché rimanda l’approvazione di un atto a cui ci opponiamo, soprattutto perché tale decisione deriva, una volta tanto, dalla consapevolezza che il rispetto delle norme non è un optional.
Inoltre, fuori dai denti, si può congetturare che nessuno abbia voglia di impegnarsi a fronteggiare un lungo e documentato ricorso al TAR.

Riprende dunque il lavoro di opposizione al progetto di speculazione edilizia nella Tenuta, una volta ancora tuttavia ricordiamo che senza uno slancio partecipativo da parte della cittadinanza questa decisiva battaglia politica non può essere vita e, purtroppo neppure pareggiata. Al massimo si possono ottenere dei rinvii.
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Non sappiamo se, prima dell'esame di riparazione, ci sia la possibilità di dare delle ripetizioni correttive al piano. Sperare è sempre lecito.

BerN

domenica 1 giugno 2008

ALTRI

Mi si dirà che quanto riporterò qui sotto non c’entra nulla con San Vincenzo. È vero solo in parte.
La cultura o subcultura o a-cultura, ciascuno si senta libero di chiamarla come vuole, dominante e diffusa, o forse semplicemente il “senso comune” che impera in tutt’Italia, non fa bene neppure a chi cerca di fare politica, seppure a livello locale, ispirandosi a determinati valori.
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Se non prestiamo attenzione alle metamorfosi della società e guardiamo soltanto alle inqualificabili azioni dell’Amministrazione Biagi diamo – innanzi tutto – troppa importanza a Biagi e i suoi, e rischiamo l’incomunicabilità con la cittadinanza.
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Ieri il giornalista (uomo) che ha condotto il TG5 delle 13:00, introducendo la notizia della scoperta di una tribù in Amazzonia, ha spiegato che questi indios non hanno mai visto un uomo”.
Avete letto bene. Quegli indios non hanno mai visto l’uomo… saranno tutte donne... e come hanno fatto a…
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Queste circostanze sono preziose perché permettono a noi, uomini, di capire quale proiezione culturale abbiamo della nostra cultura e società. In questi lapsus emerge chiaramente entro quali confini ricada la dialettica del confronto fra civiltà (e fra generi).
Penserete che questo indecoroso scivolone sia isolato. Errore.
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Ecco cosa si scrive nell’articolo dell’ANSA che potete leggere sullo stesso sito: “Si calcola che alle sorgenti del fiume Envira, nello stato brasiliano dell'Acre, vivano circa 250 indios che mai hanno avuto contatti con l'uomo bianco”.
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Per l’ANSA dunque questi indios avrebbero sì visto degli uomini ma mai bianchi. E neri? E gialli? È significativo che l’ANSA non pensi al fatto che una tribù che vive nell’Amazzonia non abbia mai visto un nigeriano piuttosto che un cinese o un guatemalteca. Si fa presente che non ha mai visto l’uomo bianco. Su cosa sia l’uomo bianco c’è e ci sarà ampio dibattito. Gioverà ricordare che, nella seconda metà dell’ottocento, negli USA, i migranti italiani non erano affatto considerati bianchi. Bianco non è un colore ma una definizione culturale in evoluzione che ha un radicamento ed una ragion d’essere solo in un modo razzista di spiegare la realtà e la diversità (razza bianca, razza rossa, razza nera…).
Insomma, se credere che gli indios non abbiano mai visto l’uomo è un buco, precisare che non hanno mai visto l’uomo bianco è una toppa peggiore del buco.
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Ma c’è di peggio. TGCOM titola senza pudore: “tribù lancia frecce ad un aereo”. Ecco spiattellato il mito, che si riteneva desueto, del selvaggio ingenuo (sorvoliamo sull’ingenuità di chi si ritrova Bondi Ministro della cultura o di chi ha creduto che il porto di San Vincenzo non avrebbe provocato erosione). Nell’articolo si ha poi la cortesia di precisare che “queste tribù vivono nei luoghi più remoti della terra, in regioni inesplorate, in cui la civiltà non è riuscita ad arrivare”.
Tribù e luoghi incivili dunque. Luoghi da rifuggire o, molto meglio, da INCIVILIRE.
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Infine in questa rassegna che mi sono sentito in dovere di offrirvi, non può mancare il magistrale pezzo di Repubblica.it.
Vediamo chi sono “loro” e chi siamo “noi” secondo un giornale di “sinistra”.
Noi saremmo gli “uomini industrializzati” (qualcuno mi spieghi cos'è un uomo industrializzato, per favore). Certamente mentre noi abbiamo bisogno di bravi psicoanalisti, la “tribù degli uomini rossi”, come la definisce il giornalista Bignami, può farne a meno.
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Loro sono… INDIANI. Indiani? Siamo sicuri? Di Calcutta? Di Bombay? Indiani di dove? Repubblica.it tuttavia ci tiene ad essere precisa e, dopo aver riportato la relazione della fondazione che ha fotografato la tribù che nota come gli "abitanti sono guerrieri forti e in buona salute” aggiunge quanto segue: In realtà in un'immagine si vedono dei giovani uomini completamente dipinti di rosso che lanciano frecce con dei grossi archi verso l'aereo, mentre altri stanno a guardare.”
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Insomma altro che guerrieri forti ed in buona salute! In realtà “loro” sono una tribù di sciocchi arcieri e fannulloni beoti. Invece “noi”, gli uomini bianchi, gli uomini industrializzati, i civili o più semplicemente gli uomini... Ma, a proposito, noi chi?

mercoledì 28 maggio 2008

Vetri tremuli

Torna l’estate, tornano i rumori. Per alcuni fortunati cittadini i vetri delle finestre non si sono mai fermati. Per alcuni privilegiati infatti i rumori non vanno in letargo.

Questi fortunati cittadini sicuramente hanno ben presente che l’inquinamento acustico provoca seri danni alla salute e trasforma l’espressione “qualità della vita” in un remoto sogno. Peccato che tale consapevolezza non sia patrimonio della maggioranza. In quattro anni Biagi & Co. non hanno fatto un accidente di niente per migliorare la qualità della vita dei cittadini e a tutela della salute di tutti.

Chi cerca di mettere in contrapposizione il diritto alla salute pubblica con il divertimento e lo svago, è uno sciocco che tenta di strumentalizzare le rivendicazioni sacrosante dei cittadini per non fare nulla. È un dato di fatto che San Vincenzo ha un territorio difficile e problematico per le immissioni acustiche in atmosfera. Le infrastrutture viarie e ferroviarie e la vocazione turistica sono elementi che creano problemi e disagi.

Stiamo quindi suggerendo la chiusura della ferrovia o della superstrada? Stiamo dunque proponendo l’espulsione dei turisti dal Comune? Che qualche cretino ci attribuisca queste avanzate rivendicazioni non ci spaventa. Ma il dato è che oggi, per fortuna, ci sono tutti gli strumenti tecnici per far convivere lo svago con il diritto alla quiete, la necessità dei trasporti con il diritto al riposo.
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Oltre alle barriere fonoassorbenti, particolarmente adatte per ferrovie e strade ma installabili anche in zone aperte molto usate per le manifestazioni (area per feste), oltre alle cosiddette “barriere verdi”, siepi in grado di mitigare le onde acustiche, ci sono strumenti che agiscono sulla fonte del rumore. Esistono impianti per la diffusione della musica che indirizzano il suono in modo tale che la dispersione dello stesso è estremamente limitata. Inoltre è necessario prevedere un buon isolamento acustico dei locali che diffondono musica.
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Con questi semplici provvedimenti l’inquinamento acustico non sarebbe il problema drammatico che oggi è. Con questi semplici provvedimenti l’attività di molti locali sarebbe conciliabile con la residenza e con il diritto a dormire.
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Al contrario oggi, dopo quattro anni di amministrazione Biagi, siamo messi peggio dell’era Roventini. D’altronde non c’è neppure una seria attività di controllo di queste criticità e ognuno fa un po’ quello che gli pare.
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Per cambiare musica occorrerebbe cambiare i suonatori.
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BerN
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PS: per la cronaca già due anni or sono il Gruppo del Forum aveva presentato un ordine del giorno sull’inquinamento acustico. La risposta della maggioranza fu che si poteva far qualcosa. Ritirammo l’odg nel tentativo di costruire un percorso condiviso nella Commissione consiliare preposta.
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In modo indecoroso e ridicolo la maggioranza si mise a fare ostruzionismo al lavoro della commissione. Dopo molti mesi di inutili e sfiancanti tentativi abbiamo riproposto la mozione in Consiglio Comunale e ci è stata bocciata senza tanti complimenti.
Ritenteremo a breve, con chi lo merita, occorre essere testardi.

giovedì 22 maggio 2008

Quaderni dal Consiglio I - Sorpresa (?)



Ancora una volta a mancare in Consiglio Comunale è stato il pubblico (non solo nel senso che si amministra nell’esclusivo interesse privato). Vediamo dunque le sorprese.

Comunicazione Sindaco e Giunta.
Nuntio vobis gaudium magnum “ho deciso di formare un gruppo consiliare autonomo che si chiamerà Gruppo laico e riformista.” Ecco come il Consigliere Nannelli ha costituito il gruppo di maggioranza (poi ha votato sempre col Sindaco) venendo meno al proprio mandato elettorale. Quel che stupisce è che Nannelli non abbia sentito la necessità di giustificare le proprie decisioni. Ho fatto il gruppo. Bene e perché? Percome? Pertanto? Già, pertanto, consigliere Nannelli lei è già ufficialmente entrato in maggioranza o fa finta di rimanere “autonomo” per ritagliarsi qualche scampolo nelle commissioni indebolendo così chi l’opposizione la fa per davvero? Per ora, a quanto pare, la seconda che ho detto.

Sempre nelle comunicazioni abbiamo protestato per l’esclusione dall’ordine del giorno di una nostra interrogazione sullo stato delle acque marine e sui lavori del porto. La seconda, dopo che un’interrogazione con richiesta di risposta scritta sul medesimo argomento era stata smarrita nel Palazzo e il Sindaco per, come dire per.. per “giustificarsi”, c’aveva raccontato d’aver strappato la copia in suo possesso.

A tal proposito, non potendo noi fotografare gli odori, abbiamo uno svantaggio, ma chiunque volesse condividere con i sanvincenzini che vivono sul mare a sud del porto l’odore di fossa comune che vi domina in questi giorni, non ha che da fare una bella passeggiata in zona “bagno Nettuno”. L’importante è non scordarsi il naso a casa. Con tutte le balle sulla necessità di allungare la stagione turistica abbiamo evidenziato in Consiglio che si continua a scaricare la melma del fondale del porto sul litorale a sud dove ormai c’è una sorta di doppia trincea di color grigiastro.
Quei materiali dovrebbero essere stoccati analizzati e, forse, smaltiti come rifiuti speciali. Trattasi di sabbie che per trent’anni hanno accolto metalli pesanti, idrocarburi e altre simili amenità. Il Comune buongustaio, quello della festa della Palamita, li fa prendere e buttare sulla spiaggia e sui fondali. Così si fa prima, forse. Forse è l’ambientalismo del fare, forse è la modernizzazione della pubblica amministrazione. Vi posso assicurare che, qualsiasi cosa sia, puzza di merda.

Il Consiglio è purtroppo proseguito senza una risposta sullo stato delle acque e dei lavori al porto e si è passati a Rimigliano.
BerN

Quaderni dal Consiglio II - Sotto osservazione


Tutto confermato per la speculazione edilizia a Rimigliano. Approvate le controdeduzioni degli uffici dove c’è scritto a chiare lettere che:
  • La proprietà del Park Albatros potrà COSTRUIRE UN RISTORANTE NELLA FASCIA A MARE. Si afferma infatti che nel Piano strutturale ieri approvato non c’è nulla che impedisca l’urbanizzazione della fascia a mare. Ecco che le nostre peggiori previsioni sono confermate. Ha un bel da fare il Capogruppo Bandini a ripetere il mantra dell’opposizione che dice sempre no a tutto. Sarà pur vero, pur tuttavia c’azzecchiamo di continuo. Da domani la fascia a mare è EDIFICABILE.
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  • È possibile realizzare una NUOVA STRADA che taglierà il padule a sud della Tenuta. Una grottesca parallela alla via che conduce al Mulinaccio e al Park Albatros. Quindi nell’area di Rimigliano, non solo si possono costruire ristoranti, bar, campeggi, hotel, RTA, seconde case, piccole centrali elettriche e compagnia cantando, si possono anche realizzare nuove strade asfaltate.
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  • Tra i caratteri da salvaguardare c’è “l’arenile pubblico”. Secondo l’Amministraizone questa solenne sciocchezza costituirebbe la garanzia per escludere concessioni di arenili a privati nell’area. Una domanda sorge spontanea: c’ho scritto forse in testa sale e tabacchi?. L’arenile è pubblico. Anche quello in concessione lo è. L’arenile è demaniale e può essere concesso a privati che pagano un affitto per un bene che era, è e rimane pubblico. Salvaguardare l’arenile pubblico come annuncia la norma del Piano strutturale significa solamente salvaguardare il fatto che lì esiste una spiaggia. Per la costa di Rimigliano il Piano spiaggia prevede già la possibilità di affittare ombrelloni e sdraio. Con queste premesse, cosa credete che resterà della spiaggia libera quando nella Tenuta ci saranno 250 appartamentini e un albergo da 6-7.000mq?
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Ecco cosa possiamo attenderci... Però che c’è un però, un grosso però...
L’iter amministrativo di una variante al Piano strutturale è il seguente:
  1. Adozione da parte del Consiglio comunale.
  2. Presentazione delle osservazioni da parte di tutti quei cittadini che abbiano intenzione di presentarle
  3. Controdeduzioni degli Uffici e accoglimento o non delle osservazioni pervenute entro i termini
  4. Approvazione da parte del Consiglio Comunale

Dunque si possono presentare osservazione nei termini previsti. Quali sono questi termini? Solitamente sono 45 giorno a partire dalla pubblicazione sul Bollettino Ufficiale della Regione Toscana che dà notizia dell’adozione dell’atto. Ecco il però.
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Tale notizia riporta che il termine è di 45 giorni di deposito dell’atto + 45 giorni successivi per la presentazione. Ovvero novanta giorni per presentare le osservazioni a partire dalla data del 12 marzo 2008. ERGO i tempi previsti per le osservazioni non sono scaduti: i cittadini che hanno letto sul BURT tale notizia hanno diritto di presentare le osservazioni entro il 10 giugno e il Consiglio Comunale HA APPROVATO UNA DELIBERA SENZA TENER CONTO DI QUESTI CONTRIBUTI PREVISTI PER LEGGE.
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Un errore grave che abbiamo rilevato in Consiglio mettendo in guardia tutti gli amministratori dall’approvare un atto che espone il Comune a numerosi ricorsi al TAR e di tali ricorsi l’Amministrazione ha una certa esperienza. Evidentemente mai abbastanza: la maggioranza ha approvato il tutto, come niente fosse.
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Ber N

Quaderni dal Consiglio III. Statuto Albertino alias Novaja demoKràzia


Altra perla del Consiglio Comunale di ieri la modifica allo STATUTO. Con i voti della sola maggioranza, l’Amministrazione modifica le regole del funzionamento delle istituzioni inserendosi in un filone di ampia e partecipata democrazia che, d’altra parte, contraddistingue sin dall’insediamento Biagi e i suoi.

Sino ad oggi il Sindaco doveva necessariamente scegliere non più di due assessori tra persone esterne al Consiglio Comunale. Da domani potrà fare quel che diavolo vuole, così come annunciato su questo blog appena una settimana fa.

Il dibattito è stato degno del Consiglio comunale di San Vincenzo con Bandini che ritiene (spero per lui non lo pensi davvero) che tale provvedimento rafforzerà il Consiglio Comunale. L’argomento più convincente e responsabile avanzato dalla maggioranza è che la legge nazionale prevede tale possibilità e quindi, così facendo, non si viola nessuna legge.

Stupendo.

Rincuorati da una simile rassicurazione, possiamo già cominciare a fare previsioni. La prossima amministrazione, se dovesse vincere di nuovo Biagi, che ovviamente sarà ripresentato (un ggiovane che ha lavorato così bene…) la prossima Giunta sarà scelta dal Sindaco a suo piacimento e saranno tutti esterni (gente che nessuno ha mai votato) oppure consiglieri eletti a cui però, contestualmente alla nomina, verranno imposte le dimissioni dal Consiglio Comunale. Il perché è facile da comprendere: se dovessero dimettersi dalla Giunta, non avrebbero la possibilità di “infastidire” il Sindaco con la loro presenza in Consiglio Comunale. Dunque una Giunta meramente esecutrice della volontà del Sindaco e un Consiglio (presieduto dal Sindaco) sempre più inutile strumento di ratifica delle scelte prese non più dalla Giunta (6 persone) ma dal Primo (e unico) cittadino.

L’unica speranza è che non vinca Biagi.
Ber N